IN MEMORIAM

Date: 28/05/2007
Time: 22:37
In: in memoriam

FRANCESCO CECCHIN

E’ la notte tra il 28 e il 29 maggio 1979 quando gl’inquilini di via Montebuono, nel quartiere Trieste, a Roma, vengono svegliati da grida disperate. Chi si affaccia vede un corpo riverso nel cortile di un condominio, ai piedi di un muro alto cinque metri. Arriva la polizia, poi un’ambulanza. Si tratta di Francesco Cecchin, uno studente diciottenne, conosciuto come attivista missino. E’ in condizioni gravissime e ci si chiede come abbia fatto a precipitare in quel cortile.
I giornali del mattino non riportano neppure la notizia, ma i suoi familiari e i suoi camerati sanno qual è la verità. Francesco Cecchin era sceso di casa insieme alla sorella per una passeggiata fino a via Montebuono, dove un suo amico lavora in un ristorante. Poco dopo mezzanotte, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all’edicola di piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca che compie una brusca frenata davanti a loro; dall’auto scende un uomo che urla all’indirizzo di Francesco: “…E’ lui, è lui, prendetelo!”. Intuendo il pericolo e, probabilmente, riconoscendo l’aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina.
La sorella, intanto, si getta vanamente al loro inseguimento, urlando: “Francesco, Francesco!”; le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo e qui salire sulla Fiat 850 bianca che si allontana velocemente. Il corpo di Francesco viene quindi rinvenuto in fondo ad un cortile, in posizione supina, distante circa un metro e mezzo dal muro alto cinque metri, perde sangue dalla tempia e dal naso e tiene ancora strette nella mano sinistra un mazzo di chiavi, di cui una storta che spunta tra le dita, e in quella destra un pacchetto di sigarette.
A questo punto sarebbe stato lecito attendersi immediate indagini, invece sembra che tutti abbiano una fretta tremenda di liquidare l’accaduto come “un incidente”. La polizia, negando che vi sia stata una colluttazione, arriva a ipotizzare che Francesco - impaurito - abbia scavalcato il muretto del cortile senza rendersi conto che sotto c’era un salto di cinque metri… Ma Francesco conosceva bene quel palazzo e il suo cortile, in quanto ci abitava un suo amico; inoltre era ben strano che il corpo fosse stato trovato in posizione supina, anziché riversa, tipica di chi si lancia, e senza contusioni agli arti, inevitabili quando si effettua un salto volontario da una simile altezza.
Prende così corpo la tragica ipotesi che il corpo di Francesco sia stato gettato, già esanime, al di là del muretto che delimita il terrazzo; tesi avvalorata da altri particolari: innanzitutto il trauma cranico, segno che il peso dell’impatto al suolo si è scaricato tutto sulla testa; poi le chiavi e il pacchetto di sigarette ancora strette nelle mani: chi pensa di lanciarsi oltre un ostacolo cerca istintivamente di avere le mani libere; infine, la dichiarazione resa da alcuni testimoni che affermano di avere udito: “le grida di un ragazzo, poi alcuni attimi di silenzio… e, infine, un forte tonfo non accompagnato da alcun grido”: è difficile credere che una persona possa gettarsi spontaneamente giù da un muro alto cinque metri e non emettere il minimo grido neppure atterrando pesantemente a terra. Che prima di questo tragico epilogo ci fosse stata una colluttazione è dimostrato, poi, dalla chiave piegata rinvenuta tra le dita di Francesco, sicuramente usata come arma di difesa contro i suoi assassini, e dai segni dei colpi subiti riscontrati su tutto il corpo. Il 16 giugno, dopo 19 giorni di coma, Francesco muore e solo allora vengono avviate le indagini. Viene arrestato Stefano Marozza, iscritto al PCI e proprietario della famigerata 850 bianca, il quale cerca di scagionarsi dichiarando che la sera dell’agguato era andato a vedere un film, ma gli inquirenti verificano che il cinema indicato era chiuso… Ciò nonostante, mentre nessuno si preoccupa di verificare chi poteva essere insieme a lui quella sera, qualcuno gli fornisce un nuovo alibi, questa volta “perfetto”; mentre ogni prova e ogni riscontro viene fatto sparire dagli incartamenti.
Anni dopo il giudice, scrivendo la sentenza, dichiara che se non era stato in grado di condannare l’imputato e neppure di fare piena luce sull’omicidio Cecchin, ciò era colpa dei ritardi nelle indagini e del modo di procedere degli investigatori, al punto che il magistrato ipotizza persino di avviare un procedimento nei confronti degli organi di Pubblica Sicurezza.

Fonte: NovopreSS - Lorien


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MUSICA

Date:
Time: 22:32
In: musica

ARRIVA "LA TERRA DEI PADRI"
IL PRIMO CD DELLE "ESPERIA"
Sono il primo gruppo tutto femminile di Musica alternativa; hanno esordito a Monza nel dicembre 2006 e debuttato con il loro nome a Lazise, a febbraio. Ora è già pronto il loro primo lavoro: un CD dal titolo "La Terra dei Padri", che comprende sei brani e un recitativo. I loro nomi sono: Ada (chitarra acustica e voce); Francesca (chitarra elettrica e voce), Elisa (batteria e recitativo). e, nelle ultime, settimane si è unita anche Ilaria (basso).


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TEMPI MODERNI

Date: 25/09/2006
Time: 14:13
In: tempi moderni

LOBBY GAY ALL’ARREMBAGGIO


Il 31 maggio la corte d'appello di New York si è riunita per prendere in considerazione quattro casi di coppie omosessuali che si sono viste rifiutare dallo Stato la licenza matrimoniale. Se la sentenza, attesa fra pochi mesi, sarà a favore delle coppie, il matrimonio gay sarà reso legale nello Stato di New York, come lo è già nel Massachusetts e nel Vermont. La lobby gay di New York attraverso l'Empire State Pride Agenda e la Lambda Legal Defense and Education Fund si è preparata per due anni a questo caso, raddoppiando il personale e ottenendo il consenso del sindaco Michael Bloomberg e del procuratore generale Eliot Spitzer, attualmente in corsa per diventare governatore dello Stato. Nel frattempo, il 7 giugno, dopo due giorni di intenso dibattito, l'offensiva anti-famiglia ha registrato una vittoria: ottenendo solo 49 dei 67 voti necessari, il tentativo del presidente Bush di far passare in Senato l'emendamento costituzionale per definire una volta per tutte il matrimonio civile come unione tra un uomo e una donna è fallito, e per ora i singoli Stati potranno continuare a legiferare a favore delle nozze gay.
La lobby omosessuale internazionale, che ha le sue roccaforti a New York, Washington D.C., San Francisco e Bruxelles, è sempre più influente e determinata al sovvertimento dell'istituto della famiglia tradizionale in favore del riconoscimento dei cosiddetti diritti riproduttivi di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (glbt). È una lobby che riceve finanziamenti sia dalle grandi corporation private americane sia dai governi e dalle istituzioni internazionali, sotto forma di donazioni a organizzazioni non governative e fondi per la lotta all'Aids.
Uno tra i più influenti gruppi che appoggiano le battaglie per i cosiddetti diritti riproduttivi glbt negli Stati Uniti come in America Latina e in Europa è quello dei Catholics for a Free Choice (Cffc). Questa organizzazione, insieme con la International Lesbian and Gay Association (Ilga), lavora costantemente a Bruxelles per fare pressione sui legislatori europei affinché agiscano contro quegli Stati che non riconoscono le unioni omosessuali, cioè contro gli Stati definiti "omofobici" dalla risoluzione approvata il 22 gennaio di quest'anno dal Parlamento europeo. Negli Stati Uniti la Cffc lavora a stretto contatto con le più importanti organizzazioni omosessuali, come la Human Rights Campaign, la Ilga America, la American Civil Liberties Union (Aclu), l'America's Union Movement (Afl-Cio) e la National Gay and Lesbian Task Force. Fondato nel 1972, il gruppo Cffc dispone di un budget annuale di 900 mila dollari e conta su 8 mila iscritti. Ne è illustre esponente Daniel Maguire, docente di Teologia morale alla Marquette, prestigioso ateneo dei gesuiti a Milwakee (Wisconsin). Il professor Maguire ha scritto vari saggi in favore di aborto, eutanasia e matrimonio gay fino a quando lo Stato del Vaticano è intervenuto esortando l'università ad essere più coerente con i princìpi professati.

Nomi pesanti e montagne di denaro
L'organizzazione è finanziata da molte fondazioni, tra cui la rivista pornografica Playboy (attraverso la Playboy Foundation) con 10 mila dollari l'anno, la MacArthur Foundation (600 mila dollari), la fondazione della casa automobilistica Ford (1.200.000 dollari), l'Open Society Institute del finanziere George Soros (150 mila dollari annui), il Goldman Fund di San Francisco, che nel 2000 ha devoluto ben due milioni di dollari, la Turner Foundation (del Ted Turner di Cnn), che versa 60 mila dollari ogni anno come la Rockefeller Foundation. Le medesime fondazioni, poi, con l'aggiunta di Kodak, Hewlett-Packard, American Airlines, Apple, AT&T, BP, Chevron, Citigroup, Credit Suisse First Boston, Daimler Chrysler, Dell, Deutsche Bank, Ernst & Young, Estee Lauder, Intel, Ibm, J.P. Morgan Chase & Co, Johnson & Johnson, Levi Strauss & Co, Merril Lynch, MetLife, Microsoft, Nike, Pepsico, Toyota, Ubs, Xerox, finanziano per decine di migliaia di dollari la più importante organizzazione Gay con sede a Washington D.C., la Human Rights Campaign. Particolarmente attenta alla causa omosessuale è la Motorola, i cui dipendenti non possono esprimere liberamente le proprie opinioni mentre assistono a corsi promossi dalla società su come eliminare l'omofobia sul posto di lavoro. L'azienda ha inoltre dedicato al mondo glbt un'appostita sezione del proprio sito web chiamata MotoPride. Ma non è l'unica corporation a darsi da fare. La Sony, per esempio, è tra i fondatori di Mtv Gay Channel, e in più sponsorizza gli attivisti pro-nozze gay e pro-aborto della Rock for Choice, che coinvolge numerosi artisti del calibro di Pearl Jam, Soul Asylum, Red Hot Chili Peppers, Iggy Pop, R.E.M., Green Day, Cyndi Lauper, Peter Gabriel e Tracy Chapman.
Il già citato multimiliardario George Soros, poi, durante l'ultima campagna presidenziale americana (2004), ha deciso di concentrare tutte le sue energie per cercare di sconfiggere Bush, colpevole di aver tradito i princìpi in cui crede l'Open Society Institute. Soros è diventato così in breve tempo il più grande donatore della storia politica americana, finanziando per oltre 25 milioni di dollari Ong che grazie alla legge 527 delle ultime elezioni americane hanno potuto ricevere fondi e finanziamenti illimitati per le proprie battaglie culturali. In particolare Soros contattò Ellen Malcom, la responsabile di Emily's List, il più grande comitato pro-choice d'America, e Steve Rosenthal dell'Afl-Cio. Insieme, Malcom e Rosenthal hanno così dato vita all'ennesimo gruppo portavoce delle istanze omosessuali, America Coming Together (Act). L'altra potente lobby di orientamento radicale e libertario finanziata generosamente da Soros nel 2004 è MoveOn.org. Nato per difendere l'operato di Bill Clinton, questo gruppo di pressione insieme all'Act ha raccolto per le presidenziali circa 75 milioni di dollari.
Ma la possibilità di sovvenzionare le lobby gay che hanno assunto lo statuto di Ong è ampiamente utilizzata anche dai singoli governi, dalle amministrazioni locali e dalle Nazioni Unite, anche se a volte la foglia di fico cade lasciando scoperte nudità imbarazzanti. Come è accaduto il 19 maggio scorso, per esempio, quando l'Onu, dopo un acceso dibattito conclusosi con un voto sostanzialmente diviso, si è trovata costretta a revocare all'Ilga Europe lo stauts di Ong (concessole nel 1993) dopo che l'organizzazione si era formalmente associata con gruppi sospettati di promuovere la pedofilia, come la molto controversa North American Man-Boy Love Association (Nambla).

Una vera potenza economica
Ogni anno, in questo periodo, si tengono nella città di San Francisco e a New York due tra le più imponenti parate omosessuali del mondo. Decine di migliaia di persone provenienti da tutti gli Stati Uniti si raccolgono qui a ogni nuova edizione. La città di San Francisco assicura un contributo pubblico per l'evento, circa 70 mila dollari su una spesa organizzativa di circa 350 mila dollari. Il resto è coperto dai contributi dell'importante banca californiana Wells Fargo, dalla Kraft Foods, e dalla catena farmaceutica Walgreens.
Molto significativo anche quanto avviene in California, dove la parlamentare democratica Nancy Pelosi è riuscita a destinare un milione e mezzo di dollari nelle casse del dipartimento di Salute pubblica di San Francisco per programmi rivolti ai malati di Hiv, fondi che in gran parte finiscono, sotto forma di contributi per attività culturali e di prevenzione, nelle casse delle organizzazioni gay come quelle che animano il quartiere Castro di San Francisco. Il Castro è un esempio di mercato immobiliare fondato sulle esigenze della comunità omosessuale, che beneficiando mediamente di stipendi medio-alti e non dovendo provvedere al mantenimento dei figli, sceglie volontariamente di ristrutturare e valorizzare aree depresse. Costituendo un mercato alternativo, la comunità omosessuale porta anche il proprio turismo e consumi specifici (basti pensare a cinema e riviste per gay). Qualcosa di analogo al quartiere Castro si è sviluppato a Washington D.C. nella zona di Dupont Circle e a New York, zona Chelsea. È proprio nel quartiere newyorchese di Chelsea che ha sede uno dei più importanti giornali gratuiti (free press) per gay, GayCity News. Ed è sempre qui il quartier generale delle organizzazioni omosessuali che hanno condotto la settimana di sensibilizzazione che quest'anno ha preceduto il Gay Pride cittadino. Oltre che dalla Human Rights Campaign e dalla storica Stonewall Foundation, il Gay Pride della Grande Mela è promosso anche dal Glbt Community Center, che riceve parte di quegli 8,5 milioni di dollari destinati alla lotta contro l'Hiv nello Stato di New York.


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TEMPI MODERNI

Date: 19/09/2006
Time: 14:16
In: tempi moderni

..CINQUANT'ANNI DOPO

Tensione alle stelle in Ungheria. Dopo una notte di manifestazioni a Budapest, le piu' violente proteste dai del 1956, il primo ministro Ferenc Gyurcsany del quale la piazza chiedeva le dimissioni ha ordinato alla polizia di usare "ogni mezzo per restaurare l'ordine" e ha escluso ogni ipotesi di abbandono del governo. Le riforme, ha detto, andranno avanti.
Secondo l'agenzia nazionale Mti, i violenti scontri delle prime ora della mattina hanno provocato oltre 150 feriti nella capitale La polizia e' intervenuta in forza alle quattro con lacrimogeni e idranti per sgombrare la piazza dove si erano radunati i dimostranti.Tutto era iniziato nel fine settimana quando la radio pubblica aveva trasmesso un nastro in cui Gyurcsany si vantava di aver mentito al popolo ungherese e di non aver fatto nulla negli ultimi due anni.

Il quarantaquattrenne premier ungherese ha ammesso domenica che la registrazione era autentica.

Cinquant'anni dopo non è poi cambiato molto in Ungheria. Il popolo è in piazza contro la dittatura di un comunista (stavolta democratico).


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TEMPI MODERNI

Date: 17/09/2006
Time: 20:33
In: tempi moderni

Mordechaï Vanunu

Ingegnere al centro di Dimona, Mordechaï Vanunu rivelò al Sunday Times nel 1986 l'esistenza del programma nucleare militare israeliano. Rapito in Italia dal Mossad quando aveva appena preso contatti coi giornalisti britannici e prima che il loro articolo venisse pubblicato, fu giudicato a porte chiuse e imprigionato per diciotto anni. Nonostante gli fosse vietato di avere contatti con la stampa, Mordechaï Vanunu ha risposto alle domande.

 

 

Mordechaï Vanunu: Lavoravo da nove anni al centro di ricerca in armamenti di Dimona, nella regione di Beer Sheva. Proprio prima di lasciare questo lavoro nel 1986, avevo preso delle foto all'interno dello stabilimento per dimostrare al mondo che Israele nascondeva un segreto nucleare. Il mio lavoro a Dimona consisteva nel produrre elementi radioattivi utilizzabili per la fabbricazione di bombe atomiche. Sapevo esattamente quali quantità di materie fissili venivano prodotte, quali materiali venivano utilizzati e che tipo di bombe veniva fabbricato.

Silvia Cattori: Rivelare - da solo - al mondo che il suo paese deteneva segretamente l'arma nucleare, non voleva dire rischiare moltissimo?

Mordechaï Vanunu: Se l'ho fatto è stato perché le autorità israeliane non dicevano la verità. Si profondevano ripetendo che i responsabili politici israeliani non avevano assolutamente l'intenzione di dotarsi di armi nucleari. In realtà, però, producevano molte sostanze radioattive che potevano servire solo ad un unico scopo: costruire bombe nucleari. Notevoli quantità: ho calcolato che avevano già all'epoca - nel 1986! - più di duecento bombe atomiche. Avevano anche iniziato a costruire bombe a idrogeno molto potenti. Così ho deciso di far sapere al mondo intero cosa tramassero nel più assoluto segreto. E poi, volevo in questo modo impedire agli israeliani di utilizzare le bombe atomiche, per evitare una guerra nucleare in Medio Oriente. Volevo contribuire a portare la pace in questa area.
Avendo già delle armi superpotenti, Israele poteva fare la pace: non doveva
più temere alcuna minaccia palestinese, né tanto meno araba, poiché possedeva tutto l'armamento necessario alla sua sopravvivenza.

Silvia Cattori: Era preoccupato per la sicurezza dell'intero paese?

Mordechaï Vanunu: Sì. Certamente. Intendiamoci, non ho fatto tutto questo per il popolo israeliano. Gli israeliani avevano eletto questo governo, e questo governo aveva deciso di dotarli di armi nucleari. Tutti gli israeliani seguono la politica del governo israeliano da molto vicino . ma, per quanto mi riguarda, riflettevo considerando il punto di vista dell'umanità, il punto di vista di un essere umano, di tutti gli esseri umani che vivono in Medio Oriente, e anche di tutti gli esseri umani in tutto il mondo. Perché quello che aveva fatto Israele, potrebbero farlo molti altri paesi. Così', nell'interesse dell'umanità, ho deciso di far conoscere a tutto il mondo il pericolo che rappresentavano le armi nucleari segrete di Israele.

Silvia Cattori: Nel 1986, eravamo in piena Guerra fredda e le armi nucleari proliferavano. Si stavano diffondendo in molti paesi che non avevano ancora il nucleare, come il Sudafrica e altri. Il pericolo rappresentato dalle armi nucleari era reale. Ai giorni nostri, questo pericolo è diminuito.
Sapeva a cosa andava incontro? Perché era lei in particolare, e nessun altro, che doveva rischiare molto?

Mordechaï Vanunu: Certamente, sapevo che stavo rischiando. Ma quello che potevo fare, non avrebbe potuto farlo nessun altro a parte me. Sapevo che avrei avuto a che fare col governo israeliano. Non è come prendersela con degli interessi privati; sapevo che me la stavo prendevo direttamente col governo israeliano e con lo Stato ebreo israeliano. Sapevo quindi che avrebbero potuto punirmi, uccidermi, che avrebbero potuto fare di me quello che volevano. Ma avevo la responsabilità di dire la verità al mondo. Nessuno altro tranne me era in grado di farlo: era dunque mio dovere farlo. Qualunque fossero i rischi.

Silvia Cattori: La sua famiglia l'ha quindi sostenuta?

Mordechaï Vanunu: I miei familiari non hanno capito la mia decisione. Per loro è stato più brutto scoprire di essermi convertito al cristianesimo. Per loro era più dannoso, più doloroso dell'aver rivelato i segreti nucleari di Israele. Li rispetto e loro rispettano la mia vita. Siamo rimasti in buoni rapporti, ma non ci frequentiamo più.

Silvia Cattori: Si sente solo?

Mordechaï Vanunu: Sì. Certo, sono solo qui, alla cattedrale di Saint-Georges. Ma ho molti amici che mi sostengono.

Silvia Cattori: In che condizioni è stato processato e imprigionato?

Mordechaï Vanunu: Il mio processo si è tenuto nel segreto più assoluto. Ero solo col mio avvocato. Sono stato condannato per spionaggio e tradimento. Le autorità israeliane si sono vendicate lasciandomi in isolamento e per tutta la durata del processo. Nessuno era autorizzato a vedermi né a parlarmi, mi vietavano di rivolgermi ai media. Hanno pubblicato molta disinformazione sul mio conto. Il governo israeliano ha utilizzato tutto il suo potere mediatico per fare un lavaggio del cervello all'opinione pubblica. Per lavare anche il cervello dei giudici al punto da convincerli della necessità di mettermi in prigione. Così il mio processo è stato tenuto segreto e i media non hanno avuto la possibilità di accedere alla verità; non hanno potuto sentirmi. Le persone erano convinte che fossi un traditore, una spia, un criminale. Non c'è stato un briciolo di giustizia nello svolgimento. Non c'era solo il processo: la cosa più crudele è stata isolarmi, in prigione. Mi hanno punito non solo tramite la detenzione ma anche isolandomi completamente, spiandomi continuamente, con trattamenti malvagi particolarmente viziosi e crudeli: hanno cercato di farmi arrabbiare, hanno cercato di farmi rimpiangere ciò che avevo fatto. Sono stato tenuto nella cella di segregazione durante diciotto anni di cui dodici anni e mezzo in isolamento totale. Il primo anno hanno messo delle videocamere nella mia cella. Mi hanno lasciato la luce accesa tre anni di fila! Le loro spie mi picchiavano continuamente, mi impedivano di dormire. Sono stato sottomesso ad un barbaro trattamento; hanno tentato di sfiancarmi. Il mio obiettivo era di resistere, di sopravvivere. E ci sono riuscito.

Silvia Cattori: Fortunatamente non hanno cercato di impiccarla, come voleva il ministro della Giustizia di allora, Tommy Lapid. Ha retto bene, ed è stato rilasciato il 21 aprile del 2004. Aveva giusto 50 anni!

Mordechaï Vanunu: Se mi hanno rilasciato è stato perché avevo scontato i diciotto anni di prigione ai quali mi avevano condannato. Volevano uccidermi. Ma, in fin dei conti, il governo israeliano ha deciso di non farne nulla.

Silvia Cattori: Nell'aprile del 2004, le televisioni hanno mostrato la sua scarcerazione. Il mondo ha allora scoperto quello che le era successo. Lei è apparso davanti alle telecamere felice, determinato, combattivo: l'esatto contrario di un uomo distrutto

Mordechaï Vanunu: Uscire di prigione, andare a parlare a tutto il mondo, festeggiare quel momento.dopo diciotto anni di prigionia, di proibizione di tutto. è stato un grande momento.

Silvia Cattori: I suoi carcerieri non sono riusciti a stroncarla mentalmente?

Mordechaï Vanunu: No, assolutamente no. Il mio obiettivo era di uscire e di parlare al mondo intero, di far capire alle autorità israeliane che avevano fallito. Il mio scopo era di sopravvivere e questa è stata la mia più grande vittoria su tutte quelle organizzazioni di spionaggio. Sono riusciti a rapirmi, a trascinarmi davanti al loro tribunale, a mettermi in prigione, in un posto segreto durante diciotto anni. e io sono sopravvissuto a tutto ciò.
Ho sofferto, naturalmente, ma sono sopravvissuto. Nonostante tutti i loro crimini, sono ancora vivo e sono anche in ottima salute! Sono di forte costituzione, e grazie a questa caratteristica ho superato la prova.

Silvia Cattori: Cosa l'ha aiutata a tenere duro?

Mordechaï Vanunu: La mia fermezza. Il fatto di continuare ad essere convinto che avevo avuto ragione nel fare ciò che avevo fatto. La volontà di far loro capire che, qualunque cosa facessero per punirmi, io avrei continuato a restare in vita.

Silvia Cattori: Qual è l'ostacolo più grande che ha dovuto fronteggiare, attualmente?

Mordechaï Vanunu: Mi hanno vietato di lasciare Israele. Sono stato liberato dalla prigione, ma qui, in Israele, sono in una grande prigione. Vorrei lasciare questo paese, godere della libertà nel vasto mondo. Ne ho abbastanza del potere israeliano. L'esercito può venire ad arrestarmi in qualsiasi momento, punirmi. Sento di essere alla loro mercé. Mi piacerebbe così tanto vivere lontano, molto lontano da qui.

Silvia Cattori: Quando Israele le permetterà di lasciare il paese?

Mordechaï Vanunu: Non ne so nulla. Mi hanno vietato di lasciare il paese per un anno. Passato un anno, mi hanno rinnovato il divieto per un nuovo anno che finirà ad aprile prossimo. Ma possono ancora prolungarmi il divieto tutto il tempo che vorranno.

Silvia Cattori: Che ne pensa del Trattato di non proliferazione nucleare quando, nel caso di Israele, si tollera "l'ambiguità nucleare", mentre si mette costantemente sotto pressione l'Iran - un paese che, tra l'altro, si sottomette alle ispezioni?

Mordechaï Vanunu: Tutti i paesi dovrebbero consentire le ispezioni internazionali e dire la verità su ciò stanno facendo, segretamente, in tutti gli impianti nucleari di cui dispongono. Israele non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare. Centottanta paesi l'hanno firmato, tra cui tutti i paesi arabi. L'Egitto, la Siria, il Libano, l'Iraq, la Giordania. Tutti i paesi vicini a Israele hanno aperto le loro frontiere alle ispezioni dell'AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica, n.d.t.). Israele è peggiore esempio. E' l'unico paese che ha rifiutato di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Gli Stati Uniti e l'Europa dovrebbero cominciare a risolvere il caso di Israele; Israele deve essere considerato come qualsiasi altro paese. Dobbiamo finirla con l'ipocrisia e obbligare Israele a firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Bisogna imporre a Israele il libero accesso degli ispettori dell'AIEA al centro di Dimona.

Silvia Cattori: L'Iran, che adempie ai propri obblighi e accetta le ispezioni dell'ONU, è pur minacciato da sanzioni. Israele, che dispone dell'arma nucleare rifiuta ogni ispezione dell'AIEA, non è oggetto di alcuna azione. Perché "due pesi, due misure" da parte degli Stati Uniti, ma anche dell'Europa?

Mordechaï Vanunu: Va anche peggio di ciò che lei dice: non solo non ce la prendiamo con Israele, ma per giunta aiutiamo segretamente questo paese.
Esiste una cooperazione segreta tra Israele e la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti. Questi paesi hanno deciso di contribuire alla potenza nucleare di Israele per fare di questo paese uno Stato coloniale nel mondo arabo. Aiutano Israele perché vogliono che sia al loro servizio, in quanto paese colonialista che controlla il Medio Oriente, ciò che permette loro di impossessarsi degli introiti provenienti dal petrolio e di mantenere gli arabi sottosviluppati e all'interno di conflitti fratricida. E' questo il motivo principale di questa cooperazione.

Silvia Cattori: L'Iran non rappresenta una minaccia, come affermano Israele e gli Stati Uniti?

Mordechaï Vanunu: Essendo sotto il controllo degli ispettori dell'AIEA, l'Iran non rappresenta alcun pericolo. Gli esperti occidentali sanno perfettamente qual è la natura del programma nucleare iraniano. Contrariamente a Israele, che non lascia accedere nessuno ai suoi impianti nucleari. Questo è il motivo per cui l'Iran ha deciso di agire con risolutezza e di dire al mondo intero: "Non potete esigere più trasparenza da noi, mentre continuate a chiudere gli occhi su quello che accade in Israele!". Tutti gli arabi si rendono conto, dopo quaranta anni, che Israele ha delle bombe atomiche e che nessuno fa nulla a riguardo. Finché il mondo continuerà ad ignorare le armi atomiche di Israele, non potrà permettersi di dire qualunque cosa all'Iran. Se il mondo è davvero preoccupato, e se vuole sinceramente porre fine alla proliferazione nucleare, che cominci dall'inizio, vale a dire con Israele!

Silvia Cattori: Deve averle dato fastidio quando ha sentito Israele, che non è in regola, dire che è pronto a bombardare l'Iran, che, a questo punto, non ha assolutamente infranto alcuna regola!

Mordechaï Vanunu: Sì, mi fa uscire di senno. Non abbiamo nulla da rimproverare all'Iran: prima di fare qualsiasi cosa contro un qualunque altro paese, bisogna occuparsi del caso israeliano. Se qualcuno vuole prendersela con l'Iran, deve, innanzitutto, prendersela con Israele. Il mondo non può ignorare quello che fa Israele, in proposito, da più di quaranta anni. Gli Stati Uniti dovrebbero obbligare Israele a firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Ed è arrivato il momento anche per l'Europa di riconoscere ufficialmente che Israele possiede delle bombe atomiche. Tutto il mondo arabo dovrebbe essere estremamente preoccupato sentendo tutti questi discorsi che incriminano l'Iran, che non possiede alcuna arma atomica, e che continuano ad ignorare Israele.

Silvia Cattori: Quali sono gli stati che hanno cooperato con Israele?

Mordechaï Vanunu: Israele ha aiutato la Francia e la Gran Bretagna nella campagna contro l'Egitto nel 1956. Dopo l'operazione di Suez, la Francia e la Gran Bretagna hanno iniziato a cooperare al programma nucleare israeliano, per ringraziare Israele per il sostegno che ha loro fornito durante quella guerra.

Silvia Cattori: Il Sudafrica non ha aiutato Israele fino al 1991?

Mordechaï Vanunu: E' stato effettivamente in Sudafrica, nel deserto, che Israele ha proceduto ai suoi test nucleari.

Silvia Cattori: Sembra che negli anni sessanta il presidente Kennedy avrebbe chiesto che venissero effettuate delle ispezioni a Dimona in Israele. Lei vede un legame tra questa richiesta e il suo assassinio?

Mordechaï Vanunu: Credo che all'epoca di Kennedy gli Stati Uniti si fossero opposti al programma nucleare israeliano. Kennedy ha cercato di fermare Israele, a riguardo, ma il suo assassinio non gli ha lasciato il tempo. Secondo me, il momento dell'assassinio di Kennedy è legato alla diffusione delle armi nucleari in Israele e in altri paesi. Quelli che l'hanno assassinato erano favorevoli all'espansione nucleare. Grazie all'eliminazione dell'importuno Kennedy, la proliferazione ha potuto continuare. Di fatto, i presidenti Johnson e Nixon [che sono succeduti a Kennedy, ndt] non hanno creato alcun inconveniente: hanno lasciato fare Israele. Constatiamo semplicemente che, dopo l'assassinio di Kennedy, si è manifestato un cambiamento che andava in quella direzione.

Silvia Cattori: La sua denuncia non ha impedito a Israele di mantenere tabù questa questione: è riuscito a non inimicarsi le grandi potenze. La sua strategia poco trasparente non si sarebbe dunque accertata efficace?

Mordechaï Vanunu: E' meglio riconoscere la forza che dire di sì. Israele è un caso che fa scuola. Come può un piccolo paese sfidare il mondo intero e seguire una politica aggressiva senza preoccuparsi affatto degli altri? Gli israeliani sono riusciti a farlo all'epoca. Ma oggi, il mondo è cambiato. La Guerra fredda è finita, il comunismo è sconfitto, il mondo si orienta verso la pace: si capisce, le armi nucleari non aiuteranno Israele in niente.
Adesso che Israele deve mostrare che desidera la pace, e in che modo intende contribuirvi, per questo paese, che utilità potrebbero avere le armi nucleari? La politica nucleare israeliana era possibile nel contesto della Guerra fredda. Ma oggi, dobbiamo far sì che Israele adotti una nuova politica, che dimostri al mondo intero che vuole la pace e che riconosca di non aver assolutamente bisogno delle armi atomiche.

Silvia Cattori: Negli anni cinquanta Israele già disponeva di un considerevole armamento. Che motivo aveva quindi di dotarsi dell'arma nucleare?

Mordechaï Vanunu: Un paese anche piccolo come Israele non ha alcun valido motivo di detenere un numero così vasto di armi atomiche. E' un po' come se il programma di armamento nucleare di Israele gli avesse montato la testa. Non si può in alcun caso usare l'arma atomica nella regione: tutte le bombe atomiche che verrebbero utilizzate contro la Siria, l'Egitto o la Giordania avrebbero effetti radioattivi e renderebbero la vita impossibile anche in Israele. Ogni bomba danneggerebbe anche Israele. Fino a qui, gli israeliani non hanno neanche il diritto di discutere tra loro. Tuttavia, questo problema preoccupa tutti. Attendiamo la risposta di Israele su questo problema.

Silvia Cattori: Per Israele non si tratta di un'arma che gli permette di mantenere lo status quo? Di uno strumento di ricatto politico? E' per poter discutere coi grandi allo stesso livello - Stati Uniti in testa - e non concedere nulla agli arabi, che Israele ha defraudato e che sono deboli militarmente?

Mordechaï Vanunu: Sì, è proprio così. Israele usa la potenza delle armi nucleari per assestare le sue politiche. Israele ha molto potere, annienta i suoi vicini con l'arroganza. Gli Stati Uniti - anche loro! - non sono nella condizione di dire agli israeliani quello che devono fare. L'Europa, oggi, si rende conto della potenza di Israele. Anche senza usare la bomba atomica, anche senza brandire la minaccia che gli farebbero, gli israeliani possono imporre il loro potere, posso fare assolutamente ciò che vogliono: possono innalzare muraglie, possono edificare colonie in Palestina, nessuno è nella condizione di dire loro che non hanno il diritto di farlo perché sono estremamente potenti. Si tratta del risultato dell' uso delle armi atomiche a scopi di ricatto politico. Possono usare la bomba atomica contro ogni paese che vorrebbe fermare la loro politica aggressiva verso i palestinesi. Questa è la situazione oggi. Il mondo intero lo sa, tutto il mondo lo sa. C'è un'altra ragione per cui né gli Stati Uniti né l'Europa fanno nulla: loro sanno fino a che punto Israele è potente. Di conseguenza, il modo migliore di neutralizzare Israele consiste nel far sapere la verità al mondo e nel studiare quello che succede, nel campo dell'armamento atomico, finché vi rinuncia.

Silvia Cattori: Israele ha pensato di ricorrere all'arma nucleare contro i suoi vicini arabi nel 1973?

Mordechaï Vanunu: Sì. Nel 1973, Israele era pronto a utilizzare delle armi atomiche contro la Siria. E contro l'Egitto.

Silvia Cattori: Per aver rivelato un segreto di Stato, lei ha molto sofferto. Alla fine, per quale risultato?

Mordechaï Vanunu: Innanzitutto, il mondo ha adesso la prova che Israele possiede delle armi atomiche. Nessuno, oramai, può più ignorare la verità per quanto riguarda il progetto nucleare di Israele. Detto questo, Israele si è trovato nell'impossibilità di ricorrere a queste armi. Un altro risultato della mia azione riguarda il fatto che il mondo ha preso coscienza di ciò che ha fatto questo piccolo Stato ebreo, nel segreto più assoluto. E il mondo ha anche scoperto su quali menzogne e su quale disinformazione è stato edificato questo Stato. Il fatto di sapere che un paese così piccolo sia stato capace di fabbricare segretamente duecento bombe atomiche ha contribuito ad allettare l'opinione pubblica mondiale sul suo comportamento.
La paura che un altro piccolo paese possa fare la stessa cosa e fabbricare delle armi atomiche ha stimolato il mondo a riflettere sulla maniera di fermare la proliferazione nucleare e di impedire ad Israele di aiutare altri paesi ad usare queste armi, in futuro. Quando il mondo è venuto a conoscenza di ciò che Israele ha fatto nel più grande segreto, si è manifestata la paura per la proliferazione nucleare. Il mondo ha preso coscienza del potere di Israele e ha iniziato ad esercitare delle pressioni su questo paese per costringerlo a fare la pace coi palestinesi e col mondo arabo. Israele non aveva più alcun motivo di affermare che temeva i suoi vicini arabi dal momento che disponeva, dalla fine degli anni cinquanta, di una quantità di armi sufficiente per assicurare la sua sicurezza.

Silvia Cattori: Per quale ragioni Israele continua a perseguitarla?

Mordechaï Vanunu: Quello che ho fatto ha irritato molto gli atteggiamenti politici israeliani! Gli israeliani hanno dovuto cambiare i loro piani. La politica nucleare segreta di Israele è l'opera di Shimon Pérès. Ed ecco che è stata distrutta questa politica che consiste nel fabbricare armi atomiche clandestinamente. A causa di questa rivelazione, Israele ha dovuto prendere una nuova direzione, definire nuovi piani e quello a cui assistiamo oggi è la conseguenza delle mie rivelazioni. Hanno dovuto inventare nuovi tipi di armi. Oggi, costruiscono il muro, i check-point, le colonie e hanno fatto in modo di rendere la società ebrea più religiosa, più nazionalista, più razzista. Invece di andare in un'altra direzione, invece di comprendere che esiste anche la soluzione della pace, invece di riconoscere ai palestinesi gli stessi diritti e di porre fine al conflitto. Israele non vuole porre fine al conflitto. Ciò che vuole Israele è continuare a costruire la sua muraglia e le sue colonie.

Silvia Cattori: Lei ha compiuto una vera e propria impresa!

Mordechaï Vanunu: In qualità di essere umano, ho fatto qualcosa per la sicurezza e il rispetto dell'umanità. Ogni paese ha il dovere di rispettarci, tutti, in quanto esseri umani, qualunque sia la nostra fede religiosa, ebrei, cristiani, musulmani, buddisti. Israele ha un grosso problema: non rispetta gli esseri umani. Quello che ha potuto fare, perchè non considera gli esseri umani uguali, è assolutamente terribile. Per l'immagine di Israele, il risultato è devastante; lo Stato di Israele non è in nessun caso una democrazia. Lo Stato di Israele è razzista. Il mondo dovrebbe sapere che Israele mette in pratica una politica di apartheid: se si è ebrei, si ha il diritto di andare dove si vuole e di fare ciò che sembra giusto; se non si è ebrei, non si ha alcun diritto. Questo razzismo è
il vero e proprio problema con quale Israele si confronta. Israele è assolutamente incapace di dimostrare di essere una democrazia. Nessuno può accettare questo Stato razzista: né gli Stati Uniti né l'Europa. Le armi nucleari israeliane, potrebbero, a rigore, accettarle . Ma come potrebbero giustificare questo Stato di apartheid fascista?

Silvia Cattori: Sembra che lei si rifiuti di riconoscere la legittimità di questo Stato?

Mordechaï Vanunu: Certamente. E' quello che ho detto quando sono uscito di prigione: noi non dobbiamo accettare questo Stato ebreo. Lo Stato ebreo di Israele è l'opposto della democrazia; noi abbiamo bisogno di uno Stato per tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla fede religiosa. La soluzione è uno Stato unico per tutti i suoi abitanti, di tutte le religioni come succede nelle democrazie quali la Francia o la Svizzera, e non uno Stato solo per gli ebrei. Uno Stato ebreo non ha assolutamente alcun motivo di esistere. Gli ebrei non hanno bisogno di un regime fondamentalista come quello che regna in Iran. Le persone hanno bisogno di una vera e propria democrazia che rispetti gli esseri umani. Oggi, in Medio Oriente abbiamo due Stati fondamentalisti: l'Iran e Israele. Ma in materia di fondamentalismo, Israele è molto in anticipo, anche sull'Iran!

Silvia Cattori: Secondo lei, Israele è, quindi, una grande minaccia più dell'Iran?

Mordechaï Vanunu: Intendiamoci: sappiamo ciò che gli israeliani fanno subire al popolo palestinese da più di cinquanta anni! E' arrivato il momento di ricordarsi dell'olocausto palestinese e di preoccuparsene. I palestinesi hanno sofferto così tanto, e da tantissimo tempo, per questa oppressione. Gli ebrei non li rispettano affatto, non li considerano esseri umani; non riconoscono loro alcun diritto e continuano a perseguitarli, a mettere in pericolo la vita dei palestinesi e, di conseguenza, anche il loro stesso avvenire.

Silvia Cattori: Cosa ha da dire al mio paese, la Svizzera, che è depositaria delle Convenzioni di Ginevra?

Mordechaï Vanunu: La Svizzera dovrebbe condannare chiaramente e ad alta voce la politica razzista di Israele, vale a dire tutte le violazioni dei diritti dei palestinesi, così come dei musulmani e dei cristiani. Ogni paese deve esigere dal governo israeliano che vengano rispettati coloro che non sono ebrei in quanto esseri umani. Di fatto, io non ho il diritto di parlarle, non sono autorizzato a parlare a degli estranei; se lo faccio comunque, è a mio rischio e pericolo. Israele ha utilizzato i risarcimenti dell'Olocausto per fabbricare armi, per distruggere case e beni dei palestinesi. Sarei molto contento se il suo paese mi rilasciasse un passaporto e mi aiutasse a lasciare questo paese, Israele. Qui la vita è molto dura. Se si è ebrei, non si ha alcun problema; se non lo si è (o non lo si è più), si è trattati senza il minimo rispetto.

Non stiamo parlando di un criminale terrorista di Hamas, ma di un serio scienziato che ha avuto il coraggio di denunciare le armi segrete e illegali di Israele!
E’ stato fatto qualcosa all’epoca? NO! 
Forse perché Vanunu si è convertito al cristianesimo, per cui non è più considerato ebreo dalla comunità rabbinica e quindi da coloro che gestiscono l’amministrazione centrale? 
E oggi qualcuno ha il coraggio di criticare la politica criminale del governo d’Israele nei confronti della popolazione palestinese inerme. No! Perché?
Forse per paura di essere etichettati di antisemitismo?

Si da il caso che «Israele promuove tra i suoi cittadini ebrei l’ideologia della Terra Redenta allo scopo di ridurre al minimo il numero dei non ebrei», quindi degli arabi-palestinesi, che guarda caso sono dei Semiti! Come la mettiamo adesso con l’antisemitismo?
Forse le etichette infamanti valgono per qualcuno e non per tutti?
E poi c’è da dire che «la discriminazione più plateale è quella che appare nei documenti d’identità: sotto la dicitura “nazionalità” figurano le seguenti categorie: “ebreo”, “arabo”» ecc.
Le cose scritte tra virgolette non sono state dette dal presidente iraniano Ahmadinejad, ma dal Prof. Israel Shahak (ebreo di Varsavia che ha passato alcuni anni della sua infanzia nel lager di Belsen, e insegnò chimica all’Università di Gerusalemme), nel suo libro “Storia ebraica e Giudaismo: il peso di tre millenni”. Chi ha orecchie per intendere… intenda!


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APPUNTAMENTI

Date: 13/09/2006
Time: 02:25
In: appuntamenti


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TEMPI MODERNI

Date: 10/09/2006
Time: 17:31
In: tempi moderni

IL LATO OSCURO DI GOOGLE

Non è un messaggio tenero quello che gli hacker di mezzo mondo, riuniti a Parma per l' annuale meeting, hanno mandato al motore di ricerca inventato da Sergey Brin e Larry Page. Un atto d' accusa doloroso, visto che proprio loro, i «pirati» informatici, provano un' assoluta venerazione per la società di Mountain View, California, considerata la protagonista della rivoluzione «open source» che sta scuotendo il mondo internet, e non solo quello. A fornire il materiale per la requisitoria è un libro in uscita da Feltrinelli, «The dark side of Google» (appunto, «il lato oscuro di Google»), scritto da un pool di hacker sotto lo pseudonimo di Ippolita.Sono proprio loro ad avere aiutato Google a crescere, fornendo una versione open source del popolare programma Photoshop denominata Gimp.

Ma adesso, di fronte all' enorme potere mondiale che ha conquistato la (in parte) loro creatura, fanno marcia indietro. Motivo? Basta prendere il sistema di posta elettronica Gmai, dicono, per capire che tutti i dati degli utenti, compreso quello che scrivono, vengono archiviati ed elaborati da Google per ricavarne informazioni sui gusti, le abitudini, gli stili, da rivendere poi a inserzionisti pubblicitari. Un Grande Fratello a scopo di lucro, insomma. E non basta: lo stesso sistema di catalogazione delle pagine web del motore di ricerca di Google, in realtà «non cataloga tutte le pagine, ma solo il 20-30% - sostiene Ippolita -. Con il risultato che Google non trova davvero quello che cerchiamo ma offre le pagine richieste dall' utente medio e, alla fine, non è più Google che si adegua alle mie esigenze ma sono io che mi adeguo a quelle dell' utente medio». Come uscirne? Di boicottare l' adorato motore di ricerca, la comunità di hacker ancora non se la sente. Ma il messaggio che parte da Parma è quello di sviluppare, come alternativa, reti peer-to-peer per la comunicazione diretta fra utenti.


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VITA MIA

Date: 07/09/2006
Time: 01:44
In: vita mia

DONNE DI SALò

di Ulderico Munzi

Molti di voi avranno letto questo libro, e altrettanti spero che lo facciano al più presto. Indipendentemente dalla “fazione politica”, perché il suo contenuto va oltre ogni pregiudizio e preconcetto. O almeno dovrebbe.

Per quanto riguarda la mia impressione, solo una parola: straordinario. Straordinario come il valore e l’onore che contraddistinse le ausiliarie della Repubblica Sciale Italiana.

All’ interno del libro infatti, vengono lodevolmente narrati gli amori e le avventure di alcune di loro. Storie di ragazze, che a 18 anni, combattevano per la loro Patria. Perché la Patria è donna, e in quanto tale va difesa anche a costo della propria vita. E così quando tutto sembrava perduto, quando la sconfitta aimè era vicina, loro erano li: impavide, con i loro sogni e con la propria fede, a sostenere i fratelli camerati.

Ho pianto mentre lo leggevo, devo ammetterlo. Sarà perché trovo inquietante il fatto che tanto coraggio non venga riconosciuto dalla gente, ne tanto meno insegnato a scuola e alle nuove generazioni. O forse perché, con tutta la mia umiltà, mi sono riconosciuta nei sentimenti e nelle emozioni di queste donne. E pensare che avevano in gran parte la mia età.

Credo proprio che questa sia stata la prima, di una lunga serie di letture, che dedicherò a questo libro. E voglio illusoriamente sperare che la conoscenza di certi fatti generi quanto meno rispetto.

Perché ci si dovrebbe vergognare di avere un’ideale e spirito di sacrificio per esso?


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IN MEMORIAM

Date: 24/08/2006
Time: 02:44
In: in memoriam

24 agosto 1943

L'Italia della vergogna e del disonore aveva iniziato i suoi giorni...

 
Obbedendo ad un impulso generoso il giovanissimo Ettore andò volontario nella prima guerra mondiale. Appena tredicenne aveva perduto il padre e a quindici anni, facendo tutto da solo, era riuscito ad arruolarsi nel 6° Rgt di fanteria, per essere poi assegnato agli Arditi.
Una notte, questo reparto costituito da 800 volontari, aveva compiuto un'impresa eccezionale: guadare il Piave e costituire una testa di ponte sull'opposta sponda.
Degli eroici volontari solo 22 erano sopravvissuti ai micidiali combattimenti.
A 17 anni era stato legionario con D'Annunzio, che lo stimava molto e lo aveva soprannominato “Jim dagli occhi verdi”.
Dopo una permanenza nei quadri della Milizia era entrato nell'Aeronautica, dimostrando straordinarie capacità di pilota.
Le campagne d'Etiopia e di Spagna lo avevano visto battersi da prode. Pochi giorni prima dell'ingresso delle truppe italiane in Addis Abeba, aveva con spavalda grinta condotto il suo aereo, con Galeazzo Ciano a bordo, sull'aeroporto della capitale etiopica, ove aveva compiuto un atterraggio e un decollo sotto lo sguardo attonito delle sentinelle nemiche, paralizzate dalla sorpresa.
    Badoglio, che non aveva gradito quel gesto che toglieva a lui il vanto di calpestare per primo quella terra, tanto che aveva fermata la marcia dell'armata di Graziani, che lo avrebbe preceduto da Sud, ordinò gli arresti di rigore per quell'equipaggio, ordine che poi Mussolini annullò, sostituendoli con una decorazione.
    Oltre alla medaglia d'oro, conquistata in Spagna, ben dieci medaglie d'argento e numerose altre italiane e straniere, ornavano la sua giubba azzurra. Balbo, che s'intendeva di piloti, lo apprezzava e lo definiva “irripetibile Stradivario” del volo.

(1 medaglia d'oro al V.M., 5 d'argento, 4 di bronzo, 5 croci di guerra, 2 croci di ferro tedesche, 2 medaglie al valore spagnole, 3 promozioni per merito di guerra)

Poi, senza averla nè sollecitata e neppure vagheggiata, gli giunse la nomina a Segretario del Partito Fascista al posto di Achille Starace (nominato Capo di S.M. della Milizia).
Ma, essendo in corso il secondo conflitto mondiale, preferì tornare a combattere anche perché mal s'addiceva alla sua natura il lavoro di scrivania.
Fu quindi a Rodi, da cui compì azioni di bombardamento sugli impianti portuali di Haifa provocando danni notevoli. Poi la mirabile impresa aviatoria spinta sino alle isole Barhein, nel golfo Persico, per bombardare con successo i più importanti impianti petroliferi inglesi: un volo di 4500 chilometri, in parte notturno e su territorio nemico.
Altrettanto valido il suo personale contributo alla costituzione di reparti siluranti, sempre a Rodi.
Fu richiamato in Italia e assegnato al Servizio Informazioni dell'Aeronautica per svolgere alcune missioni in Spagna dove lo colse la vicenda del 25 luglio 1943. Tornato in Italia si pose a disposizione.
Verso il 7-8 agosto il Maresciallo Badoglio lo chiamò a colloquio per chiedergli di intervenire affinché le Camicie Nere della divisione corazzata “M”, accampata alle porte di Roma, togliessero dalle mostrine l'“emme rossa” senza opporre resistenza. Muti rifiutò.
Nel congedarlo, Badoglio gli aveva fatto un gesto amichevole per rassicurarlo, come... tra bravi e leali soldati e nulla faceva presagire quanto stava tramando.
Il Segretario del Partito Scorza e il Gen. Galbiati, Capo di S.M. Milizia, nulla avevano opposto allo scioglimento del Partito Fascista.
La guerra “continuava” e tutti si ritenevano in dovere, con il nemico entro i confini della Patria, di eseguire gli ordini.
Ma già il 10 agosto, in una riunione segreta di generali e del rappresentante della Real Casa, era stata fissata una retata di arresto degli esponenti del regime caduto il 25 luglio.
Il 24 agosto fu il giorno stabilito per arrestare Ettore Muti, preceduto da alcune avvisaglie di cui l'eroe non aveva tenuto conto per il suo carattere leale, distante dagli intrighi, e per la coscienza tranquilla.
Non l'arresto ma la morte era l'obiettivo del piano scellerato, accampando poi la vergognosa giustificazione di un tentativo di fuga per il colpo alla nuca sparato dal sicario e aggiungendo successivamente la spudorata menzogna degli illeciti amministrativi: questo l'onore dei generali intenti a preparare la resa.

ONORE AD ETTORE MUTI!


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TEMPI MODERNI

Date: 21/08/2006
Time: 01:10
In: tempi moderni

QUESTA è LA VOSTRA DEMOCRAZIA:

VERGOGNA!

In questa foto tutti quelli che sembrano semplici scalini in realtà sono tutte lapidi di soldati tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. Tolte anni fa da un vicino parco adibito a cimitero e usate come scalini.

Ecco il rispetto che la vostra democrazia mostra verso chi è caduto lottando per le sue idee. Vergogna.
Fonte: Kali Yuga


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BLOG NON CONFORME

PREGHIERA DELL'AUSILIARIA

Signore del Cielo e della Terra, accoglie l'umile, ardente preghiera, di noi, donne italiane, che sopra gli affetti più cari, poniamo Te o Signore, e la Patria. Benedici le nostre case lontane, benedici il lavoro delle nostre giornate, accoglie, come offerta di redenzione per la Patria tradita, il sangue degli eroi, dei martiri, il pianto delle madri private dei figli, il singhiozzante grido dei bimbi privati delle madri per la sadica ferocia nemica. Fa, o Signore, che la resurrezione della Patria sia vicina, concedi la vittoria. Benedici sul mare l'Italia, sulle terre insanguinate ed oppresse, su tutti i cieli, la Bandiera Repubblicana, libera, potente, sicura. Benedici i nostri morti in noi sempre vivi, che levano verso Te, su in alto, la Bandiera d'Italia che mai sarà ammainata. Conservaci il Duce. Benedici.

MUSICA



CITAZIONI

*****

NOI NON SIAMO UOMINI D'OGGI, SIAMO NATI IN UN TEMPO SBAGLIATO, MA SIAMO NATI PER DAVVERO.. NOI LEGGIAMO CIò CHE è SCRITTO NEL CIELO, NOI CONOSCIAMO IL LINGUAGGIO DELLA TERRA.. EPPURE NESSUNO HA MAI VOLUTO PARLARE CON NOI.. FACCI LARGO SIAMO NOI A SORRIDERE AL TUO SOGNO, DACCI FORZA COL TUO SGUARDO TE NE PARLEREMO NOI...

-MASSIMO MORSELLO-

*****

SE UN UOMO NON è DISPOSTO A CORRERE QUALCHE RISCHIO PER LE PROPRIE IDEE.. O LE SUE IDEE NON VALGONO NULLA, O è LUI CHE NON VALE NIENTE..

-EZRA POUND-

*****

IN TEMPI DI MENZOGNA UNIVERSALE DIRE LA VERITà è DIVENTATO UN ATTO RIVOLUZIONARIO.

-GEORGE ORWELL-

*****

QUANTO PIù CI INNALZIAMO TANTO PIù SEMBRIAMO PICCOLI A QUELLI CHE NON POSSONO VOLARE.

-FRIEDRICH NIETZSCHE-

*****

IL PROBLEMA PRIMO, BASE DI OGNI ALTRO, è DI CARATTERE INTERNO: RIALZARSI, RISORGERE INTERIORMENTE, DARSI UNA FORMA, CREARE IN SE STESSI UN ORDINE E UNA DIRITTURA.

-JULIUS EVOLA-

*****

LA MAGGIOR SCIAGURA PER UN UOMO D'AZIONE è DI NON MORIRE, NEANCHE DOPO AVER RAGGIUNTO UN ULTIMO PUNTO GIUSTO.

-YUKIO MISHIMA-

*****

MEMENTO AUDERE SEMPER

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